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Alle volte ci vorrebbero dei superpoteri. Tipo quello di saper consolare. Vorrei avere la maglietta di Super Consolatore, SC. Quello che ha sempre in tasca o nel mantello le parole giuste da dire, quelle magiche, che stoppano i pianti, che tramutano le lacrime in risate, che sollevano, alleviano, ricaricano. Vorrei essere uno tipo John Coffee del Miglio Verde, che prende su di sé i pesi e i mali altrui, assorbendoli tutti e liberando gli altri. Invece io a volte mi carico del malessere e basta, non riuscendo a fornire alcun aiuto medicamentoso. Che delusione, campare decenni e non aver imparato ad essere utile a qualcuno quando servirebbe.

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Chi mi conosce un po’ sa che le mie preferenze musicali divergono ampiamente rispetto a questo autore e a certe canzoni…ma alle volte capitano momenti in cui divergi da te stesso…sei sovrappensiero e subdolamente, mentre ti capita di guardare una puntata di Linea Verde in tv, un motivetto ti colpisce, senza motivi apparenti…e divergi. Improvvisamente ti va di essere in quella trattoria, in riva al mare, a febbraio, in quel momento preciso ti va di ascoltare e di cantare proprio questa canzone, cancellando tutte le cattive notizie. E, senza motivo, ti accorgi che hai gli occhi lucidi. Magari il motivo c’è. Magari la vita oscilla tra la bellezza che vedi e che vivi e la bellezza che vorresti vedere e vivere. Non siamo mai contenti. É la natura dell’uomo, la ricerca, l’insoddisfazione. Comunque sarebbe bello fosse una giornata di febbraio, oggi, sarebbe bello essere al mare, a mangiare e a pensare di fronte alle onde. Non fateci caso, magari è il caldo che ha fatto divergere i miei neuroni. Buoni sogni a tutti. Specialmente a chi ne ha più bisogno.

«È evidente che Dio mi ha riservato un destino oscuro. Non proprio crudele. Semplicemente oscuro. È evidente anche che mi ha concesso una tregua. All’inizio, ho riluttato a credere che potesse essere la felicità. Mi sono opposto con tutte le mie forze, poi mi sono dato per vinto, e l’ho creduto. Ma non era la felicità, era solo una tregua».

 

La tregua, di Mario Benedetti


Questo è un libro che ho commentato, ma credo che quella specie di recensione non gli abbia reso nemmeno un’oncia di rispetto. Non penso di poter essere stato in grado di rendere giustizia a quello che questo romanzo mi ha fatto provare. E oggi riprendo questa citazione, perché ho bisogno di farlo. È stato forse l’unico libro per il quale abbia versato davvero un fiume di lacrime. Ripensarci, oggi, fa male. Molto. Ma sono stato felice di averlo letto.

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Stamattina mi sono collegato ad internet e mi sono accorto di aver perso un amico. Uno mai visto di persona, mai guardato negli occhi, uno di cui non ho mai conosciuto la stretta di mano.  Ma uno che ha saputo entrarmi nel cuore usando solo lo schermo di un televisore.  Ho tanti ricordi legati a lui. La serie dei film di Toy Story, la voce del cowboy Woody, è qualcosa che ormai fa parte di me e della mia famiglia. E non andrà mai via.      Andremo avanti come sempre. Ma ogni tanto sulla nostra strada ci si imbatte in persone che ci fanno subito capire che non saranno sostituibili.  Ecco, ci saranno altri programmi, altri conduttori, torneremo a ridere e fare gli stupidi. Ma in questo caso penso sia chiaro a tutti che il vuoto umano non potrà essere colmato. Era una gran persona, trasparente, unico nel suo genere, quello che si immaginava dallo schermo era realtà, e capita ben poche volte, quando si parla di spettacolo. Un uomo generoso a parole e nei fatti.  Ho un rispetto infinito, infinito. Non mi interessa la qualità delle trasmissioni, penso solo all’uomo, e quest’uomo qui è nato speciale ed è andato via speciale. Sono state lacrime ben spese, quelle che ho versato oggi, e sono tante, lo confesso. E non sono ancora finite. Una giornata brutta, ho un magone senza fine.  Eri un ragazzo ed un signore antico insieme, per la tua voglia di giocare e la tua signorilità. Non ti dimenticherò mai.

Grazie, Fabrizio

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Comfortably Gilmour

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Domenica 3 luglio, ore 10 del mattino. Il giorno dopo il concerto di David Gilmour.

Non connetto, stamani. Andato a letto tardi, stravolto dall’emozione, che ha schiantato la stanchezza. E chissà quanto durerà, questo stato d’animo. Una serata che avrei voluto non finisse mai. Quella non era solo musica. È vita. È pace. Un concerto così fa capire che cosa sia possibile fare con la musica. Proprio ieri, in mezzo alla notizia di nuove morti di innocenti, mi sono trovato in mezzo alla Blue Island creata da questo Artista incommensurabile. È stato come assistere ad un concerto di Morricone. Questo va oltre il pop, oltre il rock. Ti senti parte del Mondo, ti senti vivo, ti senti in pace. E ti pare che i vicini di posto siano amici veri. Non c’è bisogno di parlare. Era buio alla fine, ma so che c’erano tanti occhi lucidi. I Pink Floyd sono stato il simbolo di un sogno, l’utopia di un mondo di pace, un mondo migliore. Per questo l’atmosfera era un misto di gioia pura e di struggente malinconia per ciò che è stato e probabilmente non sarà più. C’è anche l’omaggio a Richard Wright, in questo concerto, il che conferma quanto detto, il rimpianto per ciò che è stato, insieme alla gioia di averlo vissuto. Ma per due ore e mezza siamo stati vicini a Dio. Questo è sicuro. Quest’uomo ha una discreta età, ormai. Ma è un vino sopraffino. Le sue mani hanno acquisito rughe ma non hanno perso nessuna magia. Anzi… tecnicamente inutile parlarne.. Un concerto sapiente, mescola di suo e di antico, chiaro che Wish you were here, Shine on you crazy diamond, suonati in uno scenario irripetibile, un tramonto spettacolare, hanno squagliato i cuori, non aspettavamo altro. Perchè questi pezzi sono la Storia della Musica, e  chi li ascolterà per la prima volta verrà inondato di emozione, non c’è scampo per nessuno, oggi come ieri. E invidio chi ha avuto e avrà il privilegio di ascoltare per la prima volta. Eravamo tutti lì a chiedergli di suonare, suonare, quella chitarra, e di non smettere, possibilmente, per non uscire dal sogno, da una bellezza e da una pace di cui abbiamo tutti disperatamente bisogno. Per uscire egoisticamente da un mondo che non ci piace e che colpevolmente non siamo riusciti a cambiare.

Il finale, Run like hell, Time, Comfortably numb, è stato qualcosa per cui avresti dato l’anima al diavolo per permettergli di cristallizzare quei minuti.

Sono morto e risorto, travolto.

Giulio,siamo solo parole.

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La politica che vorrei dovrebbe avere il volto della mamma di Giulio Regeni.

Dovrebbe avere quella testa alta, quel coraggio, quella dignità, quella dirittura morale di dire sempre le cose come stanno, di battersi per ottenere quello che non è sovrumano, ma solo quello che è GIUSTO.

Il “composto dolore”.  Tutti stiamo dicendo “ma come fanno, questi due genitori, a rimanere così composti? Io non ce la farei, io urlerei, io spaccherei tutto…”.

Sì, è così che diciamo. La voglia di gridare al mondo e alla politica che siamo stufi, che il dolore ci strozza, ci straccia la pelle, ce la divora, ce la brucia, come un incendio senza fine, in cui la benzina è questo continuo stillicidio di mancate verità, di vergognose pezze bugiarde messe sopra la VERITA’, questa voglia di urlare è troppo forte, insopprimibile.

Eppure queste due persone ce la stanno facendo. Da settimane.

Questa madre da settimane non versa una lacrima. Se le sta tenendo tutte dentro, perchè una massa di persone infami ha scientemente deciso di non restituirle la dignità, insieme al corpo martoriato di suo figlio. Ha deciso di arrivare alla Pasqua senza che Giulio possa trovare una pace, che possa risorgere come Cristo, ma debba restare martoriato nella sua anima. Hanno deciso di restituire a questa famiglia un corpo rimpicciolito dalle botte, spogliandolo del valore che possedeva, e che possiede ancora. Il rispetto è morto, molto prima che sia morto Giulio. Questa madre NON può piangere. Non le è concesso abbandonarsi, mollare, rilasciare il suo dolore per riprendere un cammino. Deve restare lì, accanto al corpo del figlio, perchè morirebbe lei, se lo lasciasse senza giustizia.

Non c’è un solo brandello di umanità e di giustizia, in questa vicenda. E in questo Mondo.

Il pensiero che gli interessi economici siano il Primo ed unico comandamento della società che abbiamo costruito, sinceramente, francamente….mi fa passare la voglia di vivere.

E’ questa la Libertà che abbiamo ricevuto in eredità, e che abbiamo elaborato nel corso dei decenni? Questo, il nostro concetto di Democrazia?

Ma adesso, in questo istante, provo solo ad immaginare come è morto Giulio. Cosa abbia pensato nelle sue ultime ore. Quanto abbia urlato. Quanto dolore abbia attraversato il suo corpo. Quanto abbia pensato alla sua mamma e al suo papà, se abbia immaginato quanto dolore avrebbero provato dopo la sua morte. Un dolore aggiunto al suo personale, fisico e morale.  E solo immaginarlo è terribile.  Provateci, voi che in queste ore blaterate e inveite contro Giulio, su Internet, provateci, ad immaginarvi nella stessa situazione. Provateci, ad immaginare vostro figlio ridotto a poltiglia, dopo giorni di torture senza paragoni. Provateci, ad immaginarvi in un obitorio, a riconoscere vostro figlio solo dalla punta del naso.

Restare umani. L’appello impossibile. Non c’è risposta. Siamo solo parole.

………………………………………………..

L’ODIO

Guardate com’è sempre efficiente,
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l’odio.
Con quanta facilità supera supera gli ostacoli.
Come gli è facile avventarsi, agguantare.

Non è come gli altri sentimenti.
Insieme più vecchio e più giovane di loro.
Da solo genera le cause
che lo fanno nascere.
Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno.
L’insonnia non lo indebolisce ma lo rafforza.

Religione o non religione –
purché ci si inginocchi per il via
Patria o no-
purché si scatti alla partenza.
Anche la giustizia va bene all’inizio.
Poi corre tutto solo.
L’odio. L’odio.
Una smorfia di estasi amorosa
gli deforma il viso.

Oh, quegli altri sentimenti –
malaticci e fiacchi!
Da quando la fratellanza
può contare sulle folle?
La compassione è mai
arrivata per prima al traguardo?
Il dubbio quanti volenterosi trascina?
Lui solo trascina, che sa il fatto suo.

Capace, sveglio, molto laborioso.
Occorre dire quante canzoni ha composto?
Quante pagine ha scritto nei libri di storia?
Quanti tappeti umani ha disteso
su quante piazze, stadi?

Diciamoci la verità:
sa creare bellezza
Splendidi i suoi bagliori nella notte nera
Magnifiche le nubi degli scoppi nell’alba rosata.
Innegabile è il pathos delle rovine
e l’umorismo grasso
della colonna che vigorosa le sovrasta.

È un maestro del contrasto
tra fracasso e silenzio
tra sangue rosso e neve bianca.
E soprattutto non lo annoia mai
il motivo del lindo carnefice
sopra la vittima insozzata.

In ogni istante è pronto a nuovi compiti.
Se deve aspettare aspetterà.
Lo dicono cieco. Cieco?
Ha la vista acuta del cecchino
e guarda risoluto al futuro.
– lui solo.

 

Wislawa Szymborska

Lessico famigliare

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Utero in affitto. Partiamo da questo, e già capiamo i diversi atteggiamenti, chi offende, degnigra e chi si difende, pretende solo diritti.
Si chiama Gpa, gestazione per altri, oppure maternità surrogata. Ma “utero in affitto” è espressione che affonda la lama nell’immaginario, no? Come se un arbitro corrotto, direi, in campo. Le parole sono pietre, come diceva qualcuno più importante di me.
Detto questo, la stepchild adoption non c’entra un accidenti con la Gpa.
Riguarda infatti solo i bambini GIA’ nati. I bambini che GIA’ VIVONO in una coppia omosessuale. Questa proposta di legge non lede diritti di chicchessia, ma vuole EQUIPARARE i diritti degli omosessuali a quelli degli eterosessuali.
Riconosce ciò che già è tra noi, che già esiste, per far sì che non ci siano sperequazioni che creino sofferenze indicibili.
Poi scendiamo nel tecnico, per parlare del terrore che dalla stepchild si arrivi a legittimare la Gpa, oppure utero in affitto, così non si risente nessuno. Quante coppie gay hanno fatto ricorso alla maternità surrogata? E quante quelle eterosessuali? Oggi, nel nostro Paese, entrambe le coppie sono discriminate, non solo quella omosessuale. Ci sono tante donne che, per problemi fisici, non possono portare avanti una gravidanza e però non possono nemmeno intraprendere il percorso della surrogata. E i dati dicono che comunque sono molte di più le coppie etero, a voler ricorrere all’ “utero in affitto”, rispetto a quelle omosessuali, che hanno sempre preferito l’eterologa.
Poi, quando si parla dell’utero in affitto, ci si va sempre a relazionare col pensiero a Paesi tipo India, Cina, Thailandia, oppure i Paesi dell’Est Europa. Ma molte coppie omosessuali invece si sono recate negli Stati Uniti, ad esempio, dove è tutto legalizzato, non c’è alcuna compravendita sottobanco, non esiste il concetto di prostituzione della donna, di mercificazione del corpo, sono tutte ampiamente tutelate, esiste il solo rimborso delle spese, il resto è solo un atto che diventa un regalo per altri più sfortunati o impossibilitati.
Poi la Tahilandia ha chiuso alle coppie straniere, l’India ha chiuso ai gay, l’Ucraina è un rischio enorme di spesa enorme. E resta il fatto che l’ottanta per cento delle coppie che cerca la strada della Gestazione per altri è ETEROSESSUALE.
Si può sapere di che parliamo? Esistono associazioni serie, a cui si può iscrivere, per arrivare ad avere un figlio in maniera legale, e tutelata in ogni parte, anche a livello sanitario e psicologico. Non esiste una sola obiezione ragionevole, per opporsi a questo. Compresa quella finale, che due genitori dello stesso sesso non siano adatti ad allevare e crescere un figlio.
Ripeto, di cosa stiamo parlando?