Le fedeltà invisibili, di Delphine de Vigan (Ed. Einaudi, pp. 133, trad. Margherita Botto, 2018)

le fedeltà invisibili

Le fedeltà invisibili, di Delphine de Vigan (Ed. Einaudi, pp. 133, trad. M. Botto, 2018)

Una storia veramente terribile. Non è facile digerirne i contenuti, al contrario della scrittura, che invece è fluida al massimo. Una storia narrata da più voci, che si susseguono e si alternano in capitoli.
Una professoressa con una storia familiare terribile che si accorge subito che un suo allievo non sta bene. Tra chi ha sofferto ci si riconosce al primo sguardo. Un altro allievo che fa coppia fissa col primo, anche loro senza parlare si sono riconosciuti. Due madri che non sanno cosa fare, come comportarsi, una distrutta, distratta, dilaniata da un rancore perenne verso l’ex marito. L’altra improvvisamente disillusa dalla vita e dal marito con cui vive da sempre.
Una storia che tratta di quel che dovrebbe accadere, nella vita, e che invece spesso non accade, perché la realtà è fatta da persone diverse, persone in mutamento, realtà difficili molto più della carta che intenderebbe governarle, famiglie disgregate dal loro modo di vivere, dalle circostanze non sempre fortunate, e dalle incapacità e volontà personali nel voler compattare, unire, la mancanza di volontà nel saper ascoltare, venirsi incontro. La fuga dal reale spesso è molto più semplice dell’andare incontro agli ostacoli. Il silenzio viene scelto come soluzione ai problemi, e si sa che è facile non far caso ai silenzi e a quello che possono nascondere. E alla fine ci rimettono i bambini, che a loro volta, non sapendo cosa sia meglio fare, dilaniati dalla scelta tra i due genitori, dilaniati dal desiderio di non far soffrire nessuno, scelgono anche loro una strada che li porti ad estraniarsi dalla vita, a cercare rifugio da un dolore indicibile.

“ So che i figli proteggono i loro genitori e so quale patto di silenzio li porti fino alla morte”

 

“Vorrebbe raggiungere lo stadio in cui cervello si mette in pausa. Lo stato di incoscienza. Far tacere finalmente quel rumore acuto che sente solo lui, che si manifesto di notte e a volte anche in pieno giorno. Ci vogliono quattro grammi di alcol nel sangue. Alla sua età probabilmente un po’ meno.”

Un vero dramma sulle relazioni personali e familiari, sui fili che apparentemente tengono insieme le famiglie e su una realtà che invece mostra disinteresse, difficoltà enormi di comprensione e di adattamento alle situazioni, “le trincee in cui seppelliamo i nostri sogni”, ai terremoti sotterranei che a volte minano gli affetti a cui non tutti sanno piegarsi, non tutti possiedono l’equilibrio giusto per restare in piedi e per cercare di non far affogare i propri figli nel dolore. Non ci si riesce, a sfuggire al dolore, se, quando tutto crolla, quando il “patto del silenzio” non basta e non serve più, non si chiede aiuto a qualcun altro.
Poco più di cento pagine di vera tensione, di indagine quasi poliziesca nell’omertà che spesso si impadronisce dei rapporti familiari, in quel senso di debito che proviamo inconsciamente e che ci fa restare fermi e terrorizzati, in cui il dolore, fisico e psicologico, sale, cresce, soffoca, e si sente tutto addosso.

 

Musica: Under the pressure, The War of Drogs

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