Il potere del cane, di Thomas Savage (Ed. Neri Pozza, collana Bloom, pp. 303, trad. L. Corbetta, 2017)

 

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Una storia dove apparentemente non accade niente.
Ritmo lento. Susseguirsi di anni e stagioni nel profondo west americano.
Uomini, cowboys, sigarette, mandrie di bestiame, la vita l’amore le vacche.

Storm Over Montana Ranch

Anzi, amore poco, quasi niente. Almeno fino a un certo punto.
Eppure c’è una tensione narrativa enorme che ti tiene incollato alle pagine, così come la profondità della descrizione psicologica dei personaggi.
Il tema di fondo che all’inizio non ha avvisaglie, ma che sale piano piano fino al finale che forse si potrebbe definire sorprendente ma che, se sei sufficientemente attento, lo individui ben prima che arrivi.
Un mondo che sembra immutabile, due fratelli immutabili, uno sicuro di sè, prepotente, molto stronzo, direi, in generale, cattivo, misogino, un quarantenne che sembra un dinosauro, uno che ha travalicato i tempi e le stagioni, attaccato alle tradizioni, che sa fare tutto, eccelle in ogni cosa e disprezza chi non sa fare e chi non cerca di emularlo, uno che castra migliaia di vitelli ogni anno, uno che fa tutto a mani nude, che si taglia e si cura con un fazzoletto che tiene nella tasca posteriore.
«Lui aveva odiato il mondo prima che il mondo odiasse lui.»
E l’altro fratello, più debole, taciturno, incerto, attaccato ai pochi gesti da compiere quotidianamente, lento e incapace in tante cose, che vive nell’ombra dell’altro e ci sta comodo. Ma che riesce ad innamorarsi ancora, e quindi a portare nella vita di entrambi un cambiamento che andrà a disallineare queste vite che sembravano immutabili e già destinate, a spezzare un equilibrio tra queste due persone, equilibrio difficile e precario ma che ormai sembrava consolidato.
È dunque una storia d’amore, ma anche di odio, di esclusione, di grettezza e di razzismo.
Siamo nel 1920, e si vedono le origini di quello che poi sarà il mondo attuale, specialmente quello statunitense.
Una storia scritta in modo essenziale, crudo, fatto di immagini e di innumerevoli silenzi privi di coraggio o pieni di sicurezza, qualcuno non trova mai il momento di parlare, qualcun altro non ne ha bisogno, basta una sedia spostata o una porta chiusa e ha già detto tutto quello che si doveva dire. Ma a volte quello che sembra debole trova la forza di un passo in avanti che rivoluziona se stesso, e il più forte si trova spiazzato, in difficoltà.
Difficile dimenticare questi due personaggi, difficilmente ci si potrà dimenticare di Phil, della sua sofferenza interiore, la sua lotta per nascondere la sua omosessualità in un mondo e in un’epoca che non gliel’avrebbe mai accettata e perdonata, la sua controreazione crudelmente omofoba verso ogni manifestazione sdolcinata, verso ogni persona che manifestasse un qualsiasi sentimento umano e affettivo, il suo attaccamento a una vita così arcaica, fatta di puri gesti manuali, le mani svelte per coprire un cuore pulsante che doveva essere nascosto ad ogni costo.
Inutili gesti, perché la vita arriva, e te lo graffia, quel cuore. Un finale che arriva e chiude tutto in un secondo, lasciandoti non sorpreso, ma interdetto, come se l’autore avesse strappato qualche pagina per smettere di soffrire.

Thomas-Savage

 

Musica: I’m so lonesome, I could cry, Hank Williams

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Un pensiero riguardo “Il potere del cane, di Thomas Savage (Ed. Neri Pozza, collana Bloom, pp. 303, trad. L. Corbetta, 2017)

  1. Non credo che sia il libro adatto a me, ma il tuo commento è così bello che quasi mi vien voglia di prenderlo. Se questo succede, sappi che io te lo ricorderò e ne sarai responsabile! XD

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