Salvare le ossa, di Jesmyn Ward (NN Editore, pp.320, Trad. Monica Pareschi, 2018)

 

8.salvare

Sfido chiunque a non trovare una manciata di Faulkner nelle parole di questa autrice in questo romanzo.
La fatica di vivere, la voglia di vivere ad ogni costo, la crudeltà delle parole usate, la povertà estrema, i gesti istintivi, in qualche modo promiscui al mondo animale, con cui gli umani interagiscono di continuo, una famiglia numerosa, senza più la guida di una madre, allo scoperto con se stessi e le proprie pure forze, la natura selvaggia, feroce, bellissima e crudele, il viaggio dalla morte alla vita. E l’amore, primordiale, senza mezze misure.
Un libro durissimo e nello stesso tempo con lampi di poesia eccezionali, illuminanti.
Una scrittura che mi ha colpito, senza mezze misure.
Un Sud torrido, equatoriale, umido fino alla follia. Il bisogno assoluto di rendere giustizia al racconto dell’uragano Katrina, per far capire al mondo che cosa è stato, come ha distrutto le vite della povera gente. Che, guarda caso, è sempre nera ed è sempre povera, presa a schiaffi e massacrata dalla vita e dalle tempeste.
Attraverso le parole di carne e sangue di questa quindicenne incinta, Esch, che con papà e fratelli cresce in un mondo selvaggio, il suo unico mondo, perché non ne conosce quel che resta al di fuori, ma è affamata di conoscenza, parla attraverso la mitologia, unica femmina in mezzo ai maschi si rivede in Medea, non conosce mezze misure, anche nel suo modo di amare divorante, ossessionante. Una voce che stupisce, ammalia, incanta.
Carne e sangue, meraviglioso libro.
Perché la vita stessa, è un Uragano.

“Il sole piomba su di me bruciandomi, facendo evaporare sudore, acqua, sangue e lasciando solo la mia pelle, i miei organi disseccati, le ossa friabili: il mio corpo, un acino d’uva secca. Se potessi mi ficcherei dentro una mano e mi strapperei via il cuore, e quel minuscolo seme bagnato che diventerà il bambino. Prima quelli; il resto non farà così male”

 

Musica: Shelter in the rain, Stevie Wonder

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