Quando un uomo cade dal cielo, Lesley Nneka Arimah (Ed. SEM, Trad.Tiziana Lo Porto, pp. 176, 2019)

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12 racconti con al centro le donne, in ogni loro sfaccettatura. Dalla Nigeria all’America e ritorno.
Le loro vite, dall’adolescenza all’età adulta, figlie, madri, compagne, tutte alle prese col mondo che le vuole fatte a suo piacimento, e tutte che sono costrette all’adattamento oppure alla ribellione. Una scrittura molto intensa, capace, che spazia in varie direzioni, dalla realtà al fantastico, dal realismo magico alla distopia, e addirittura sconfinano nel mitologico. Ma sempre, in ogni storia, la donna è costretta a lottare, e spesso a soccombere, per esprimere tutta se stessa. La scrittrice sembra non lasciare molto scampo, la ricerca della propria libertà sembra sempre destinata al fallimento, ma comunque questi racconti esaltano la voglia di non arrendersi mai. Non è stata una lettura semplice, le parti “fantastiche” mi hanno provocato qualche inciampo e qualche perplessità, ma la scrittura è molto affascinante e originale.

Lasciami andare, madre, Helga Schneider (Ed. Adelphi, pp.132, 2004)

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Allucinante, terribile, lacerante. Doppiamente terribile. Perché è una storia vera, è tutto accaduto davvero.
Un diario/confronto tra madre e figlia, un disperato tentativo di riavere quel che è stato negato da un’ideale di morte, è un confronto tra la Morte e la Vita, questo, dove non esistono vincitori. Un’ex aguzzina dei campi di concentramento a cui viene chiesto un pentimento, un minimo ravvedimento. Ma il ghiaccio negli occhi, nonostante la vecchiaia, c’è ancora, e non si scioglie. Le parole madre e figlia in fumo come i corpi di migliaia di innocenti. Uno dei più toccanti romanzi sull’Orrore, un Orrore che è il nostro passato prossimo, è accaduto ieri, non è Preistoria, è ieri, lo possiamo ancora toccare con mano, e qualcuno non lo ha compreso pienamente.

Quel che resta del giorno, Kazuo Ishiguro (Ed. Einaudi, pp. 280, trad. Maria Antonietta Saracino,2016)

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Quello che succede quando ci si nasconde per tutta la vita. Quando si preferisce lucidare l’argenteria e specchiarsi in essa per fare bella figura e sentirsi dire che bravo, e nel contempo coprire lo specchio che guarda la propria anima per non vedere pochezza, vigliaccheria, impotenza. Voltarsi indietro non serve più, ma anche ricacciare indietro le lacrime e trovare un altro motivo per un inutile andare avanti. Amaro come il fiele, il viaggio di Mr. Stevens guidato da un impietoso ed essenziale Ishiguro, che prima ci annoia di brutto, poi ironizza in bello stile, prima ridiamo di questo maggiordomo impettito, poi tentiamo di scuoterlo per incitare noi stessi, probabilmente perché avvertiamo la voce dell’autore che sembra dire “credi forse di essere migliore di lui, credi forse di aver vissuto secondo le tue esatte volontà ed ambizioni, oppure ti sei piegato e nascosto dietro alla conduzione altrui?”. La sera è la parte più bella della giornata per essere felice, ma la felicità bisogna sapersela costruire, non solo raccontare. Come la dignità. Un finale sorprendente, malinconico, magnifico, che però accentua la nota amara di cui è pervaso l’intero romanzo.

Musica: Don’t let me down, The Beatles

Pietro e Paolo, Marcello Fois (Ed. Einaudi, pp. 160, 2019)

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Pietro e Paolo. Amicizia, servo e padrone, verbi differenti, chi comanda è fermo, l’ausiliare diventa indispensabile per muoversi o sopravvivere. Sei tu? Sei veramente tu? Non mi abbandonare, questa la richiesta disperata da parte di chi ha tutto ma in fondo non ha nulla e non è nessuno, senza quelle braccia forti, senza quello sguardo protettivo alle spalle.

Fois, sommesso e potente, scrive e dipinge e scolpisce, questi volti giovani ma induriti, quando si cresce si è destinati a soffrire, sia in ricchezza che in povertà, l’avanzare prevede il livellamento sociale del soffrire, e non c’è scampo, e avere consapevolezza della potenza di quel che ci succede dentro senza avere mezzi e parole per esprimerlo è soffrire il doppio.

Alla fine restano le promesse che abbiamo fatto a noi e agli altri, sapere se abbiamo ancora l’onore e la riconoscenza, o se tutto questo se l’è portato via la vita.

Sapere se quelle estati da bambini che si credevano infinite lo sono ancora, se la memoria e i ricordi sono più importanti del tempo e della distanza che sembra aver cambiato ogni cosa.

Quanto scrive bene, quanto scrive bene…

 

Musica: Le Nuvole, Fabrizio De André

Quasi tutto velocissimo, di Christopher Kloeble (Ed. Keller, pp. 382, trad. Scilla Forti, 2019)

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A metà tra fiaba e romanzo, così come un continuo rincorrersi tra passato e presente, una lunga storia d’amore, chi lo conquista, chi lo perde, chi lo cerca da sempre senza mai trovarlo e chi ne fugge via spaventato. Albert, diciannove anni, abbandonato da sempre, una lunga rincorsa alla ricerca delle proprie radici, Fred, un bambino nel corpo di un uomo, indivisibili, padre e figlio a ruoli invertiti. Un libro che forse si dilunga troppo, scrittura semplice che non si abbandona, strano e commovente, specie nel finale. A Fred si vuol bene a prescindere, la purezza è una pepita d’oro.

Musica: That’s Life, Frank Sinatra

Non è vero che non siamo stati felici, Irene Salvatori (Ed. Bollati Boringhieri, 266 pp., 2019)

 

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È un viaggio, questo libro. Un viaggio tutto sott’acqua, senza respirare, quasi. Un ininterrotto monologo, flusso di coscienza pieno di dolore, un sottomarino carico di dolore e di smarrimento, alla ricerca di superficie, disperata ricerca di respiro, di possibilità di continuare a vivere, trovando autonomia, fisica e mentale. Non è stato facile per niente. Lo credevo, all’inizio, ma poi ho dovuto fare i conti con una storia non storia. Una narrazione metaforica, senza molti punti di riferimento, a metà tra confessione e diario, una lunghissima lettera di una figlia alla propria madre scomparsa da tanti anni ma mai uscita davvero dal cuore, un’assenza che è rimasta un baratro che nessuno ha potuto colmare. La cronaca intimissima di una sofferenza di una donna che da figlia diventa madre trovandosi completamente sola, la solitudine come vera compagna di vita, il silenzio confortante ma anche assordante, un diario di un percorso di analisi per passare da una quasi morte per arrivare a un limbo dove si comincia a camminare sui propri passi. Difficile libro perché difficile comprendere un dolore che non si è provato sulla propria pelle, difficilissimo comunque, perché ognuno lo può vivere a modo suo, con i suoi strumenti o con i suoi vuoti. Un libro che descrive l’infinito cordone ombelicale che ci lega agli affetti più cari, la cronaca di una fuga fatta di tante cadute, di parole che non si pronunciano più, senza tua madre non esistono più i concetti, anche la casa non esiste più, e rialzarsi è una fatica immane, qui descritta con molta poesia, e leggerezza di scrittura nonostante tutto il dolore che contiene. Una delle letture più intense ed originali che mi siano capitate. Esco stremato, è vero.

Musica: Like a rolling stone, Bob Dylan

 

Borgo Vecchio, Giosuè Calaciura (Ed. Sellerio, Collana Il Contesto, pp. 134, 2017)

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Borgo vecchio a Palermo è una corsa tra vicoli strettissimi e segreti, tra violenza e crudeltà degli adulti e amicizia fortissima e sogni condivisi di bambini per sopravvivere. Il male e il bene che condividono gli stessi spazi, la bellezza che si fa largo a fatica tra povertà, fame e solitudine, la religione che convive col peccato, dove il bisogno di amore spinge a fare cose sbagliate, perché alternative non ce ne sono, dove anche la corsa di un proiettile diventa racconto magico. Una scrittura eccezionalmente cinematografica e poetica, che ricorda Marquez, con punte eccelse come quelle dove il profumo di pane inonda il quartiere e sembra uscire dalle pagine, così come la pioggia torrenziale simbolo di un Dio arrabbiato. E alla fine il mare, che, per gli innocenti, è l’unico sbocco per i sogni di libertà e di indipendenza da un mondo troppo chiuso, cattivo, che chiude ogni orizzonte alla speranza di cambiare. Davvero un piccolo libro pieno di grazia.

Musica: Ali, Agricantus